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2001

DINO FORMAGGIO, Circolo della Rosa (trascrizione dal nastro di presentazione improvvisata per la mostra “Alberini e fantasmi”)


    Non è la prima volta che mi accade di presentare Anna Caser. Si può dire che ogni volta c’è sempre l’incontro con qualcosa di nuovo, perché Anna Caser è sempre in cammino, ed è in un cammino che, dopo quanto ha detto molto bene l’amica Azzolini, se permette l’amica, è un itinerario nella vita e nelle immagini, nelle figure, nella pittura insieme, è la stessa cosa. In fondo c’è una vita che si travasa in pittura e una pittura che si travasa in vita. Io, visto che già magnificamente ha detto azzolini quello che è l’itinerario nella vita e nella materia di Anna, devo dire che a partire da quello che ho davanti e che ho visto in questa mostra, (l’ultima che vedo per ora e ne vedrò altre duecento credo, perché la Anna ha fatto mostre per tutto il mondo e lo si sa a Chicago in Germania in Svizzera, in Liguria, nella sua Liguria) una parte della sua infanzia viene qui vissuta, e oltre, al di la di questo, al di la delle luci marine, nelle luci più smorzate, ma non meno misteriose e dolci della valle che era venuta ad abitare vicino a Verona e dove aveva incontrato tanti amici nella casa paterna. Bene, è un cammino che io tenterei ogni volta che mi trovo a parlare di una mostra di Anna. Tento ora di ripercorrere e di percorrere una specie di itinerario interiore. Un itinerario, come dicevo prima, verso la vita, verso le materie; certamente è quello che esplode addirittura in questa ultima mostra, per me che avevo già seguito un po’ nel passato i passi di Anna, esplode perché appare un elemento nuovo. Lei una volta mi ha detto: “ É la tecnica, sono innamorata della tecnica”. Non è però la tecnica nè industriale né meccanica. É la tecnica artistica che è tutta un'altra costa dalla tecnica industriale e dalla tecnica meccanica. È propriamente la tecnica artistica - cioè una sintesi attiva e operativa di saper e di fare creativo - dove Anna avanza, aprendosi una via del tutto personale e del tutto ricca di quella che si potrebbe chiamare, un po’ come la chiama Göethe ,“ la tecnica”. Diceva Göehte, che questa non si associa con l’assenza di gusto, ma se si allea con il cattivo gusto questa è la cosa più temibile che possa succedere in arte. Ebbe ne Anna cammina sicura, allea la tecnica con il buon gusto che è una cosa misteriosa filosoficamente, di cui si è parlato dal 700 in poi, a iosa si potrebbe dire, ma qui siamo davanti all’intelligenza delle mani nella pittura e all’intelligenza della pittura nella vita. Siamo di fronte ad una specie di rivelazione in qualche modo. E, visto che ho citato Göethe, mi viene in mente che questo itinerario della Anna è anche un po’ quello che il dottor Faust, nell’opera immortale di Göethe, fa quando scende nel regno delle Madri. Göethe riprende questa antica leggenda di Faust, il quale viene guidato da Mefistofele (sul finiredel poema) che gli indica come tappa estrema di metamorfosi dell’individuo e di trasformazione, dell’individuo dal particolare all’assoluto, dal piacere al bene supremo, il cammino che conduce al regno delle Madri. Cos’è questo regno delle madri? E’ il regno delle immagini, il regno delle forme originarie del mondo e della vita. É in questa specie di nebbia delle immagini, in cui Mefistofele, che non è uno spirito critico come è Faust, dice che c’e il nulla, le madri abiterebbero nel nulla; ma Faust dice che piuttosto del nulla egli vede il tutto. E giustamente: perché l’artista è proprio colui che nel nulla vede il tutto. L’artista è questo: è colui che – come Anna possiede o cerca di possedere, e all’inizio possiede, le chiavi roventi della magia (diceva Faust), ma il mago sperimenta – fatto consapevole - che con la magia non si riesce a trasformare le immagini, i simboli in realtà, che è impossibile il salto dall’immagine alla cosa reale che tu tocchi con mano e la vivi con il corpo. Quella è la realtà, ma non è quella che si incontra se non passando attraverso il regno delle Madri, cioè il regno delle forme originarie delle essenze delle cose. Ebbene, guardate questi quadri: io vi vedo tutto un mondo di immagini del regno delle Madri, immagini che sono immagini della formazione, non delle forme statiche, ma della formazione, della Gestaltung direbbe un tedesco. Ebbene questo perché (già l’altra volta ho avuto modo di dirlo in altra sede e in altra mostra), Anna fruga, come giustamente ha detto Azzolini, nella propria infanzia e li trova il regno delle Madri; e giustamente non poteva trovar altro che il regno delle Madri, il regno delle immagini che stanno formandosi in una specie di nebbiolina e poi, visto che girano per casa i colori e i pennelli le pitture, i pittori, che fa? Cerca anche lei di fermare queste immagini le quali passano attraverso tappe successive di rivelazione, di possedimento da parte sua di queste essenze. Il possesso, ma un possesso che viene sempre rimandato perché non è mai totale - non c’è quadro che possa dirsi l’ultimo, finito - bisogna andare oltre, continuamente. É in questo andar oltre che Göethe parlerebbe dello Streding della spinta del vitale, della spinta della corporeità che vive e la corporeità che vive è quella dotata di quella sensibilità delicata, armonica, musicale, che permette di avvicinare il regno delle forme, perché, questo è un regno di simboli e di forme che nascono come possibili. Faust è, infatti, affascinato dalla bellezza di Elena. E proprio nel regno immaginario dell’essere, lì incontra il fantasma di Elena. Vorrebbe poi trasformarlo in una realtà per poter possedere questa splendida figura della vecchia mitologia greca a cui attinge il poeta Göethe. Noi vediamo che questo non riesce, il passaggio alla corporeità posseduta di Elena non è possibile, perché Elena è un simbolo, è un’idea, è l’idea della bellezza, è l’idea della bellezza stessa, della bellezza che come immagine parla della bellezza sensibile, della presenza sensibile in atto. Allora noi possiamo dire che l’itinerario di Anna è un itinerario nel regno delle Madri attraverso il riconoscimento dei paesaggi, dei mondi evolventesi della sua infanzia, ma nella loro essenza non nella loro naturalità bruta e pesante, ma nel lieve volo delle immagini – alberini e fantasmi - che sono musica, non sono più una realtà che tu puoi toccare, ma sono un’armonia che incanta come incantano i quadri della Anna quando tu ti soffermi e, in silenzio, li fai rinascere dentro di te; ma in silenzio. É necessario che ci sia una atmosfera adatta, perché l’immagine venga a parlarti con le sue forme, forme che non sono forme statiche, ma dinamiche: sono forme che si muovono, che vivono, che respirano, hanno aria intorno e aria dentro. E allora di quadro in quadro Anna persegue questo itinerario verso il regno delle Madri che è un itinerario verso l’assoluto, come poetizza Göethe. In Göethe è il cammino che Faust deve compiere dalla magia all’umanità: a un umanità completa, totale, assoluta, salvata. Finisce il Faust e il dottor Faust viene salvato. Il patto con il diavolo si rompe, si frantuma davanti ad un atto di bontà che Faust compie verso i vecchini ospitati nella capanna del regno, però nasce dentro di lui il riconoscimento che l’andare suo per tutta l’esistenza dapprima in cerca dei piaceri sensibili da possedere e poi a poco a poco, più in la, lo porta all’incontro con Elena che diventa l’immagine inafferrabile, non sottoponibile, non dominabile, per cui diventa nebbia, si disfa, scompare. Se tu pensi di farla diventare realtà sensibile, toccabile, visibile, possederla non sarà possibile, perché il passaggio è un passaggio dal possibile all’impossibile, cioè non è assolutamente possibile che l’idea diventi tutta realtà, se tenta di diventare realtà, perde pezzi per la strada e non sarà mai totale. L’assoluto, la totalità: ecco l’ansia dell’artista da sempre, perché in questo cerca anche un’esperienza di totalità e di sopravvivenza oltre il tempo. Ogni artista, l’arte tutta, tutta la storia dell’arte che accompagna il cammino dell’uomo è un viaggio verso la vittoria sul tempo, è un viaggio verso qualcosa che non muore, è un viaggio verso un esperienza di immortalità, forse l’unica esperienza possibile di immortalità terrena. L’arte te la dà, Anna ce la dà nelle sue mostre.

    Dino formaggio, Circolo della ROSA (trascrizione dal nastro di presentazione improvvisata per la mostra “Alberini e fantasmi”)


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